Abbiamo fatto parlare il mare di Palermo

Sabato 25 gennaio 2014, presso gli ex magazzini Tirrenia di via Cristoforo Colombo, si svolgerà il town meeting sulla riqualificazione della costa, in cui 100 palermitani discuteranno sulle politiche da attuare nel (prossimo) futuro per questa città. Qui sotto trovate un riassunto sintetico delle passeggiate, delle interviste, degli incontri pubblici che abbiamo condotto per prepararci al meglio all’evento.

Rigenerare Sferracavallo (2). Ne continuiamo a parlare.

Immagine 1Avevamo già affrontato il il tema della riqualificazione di Sferracavallo riportando le riflessioni manifestate nel focus group di giorno 10 dicembre 2013. Ne continuiamo a parlare, attraverso l’intervista che abbiamo fatto ai mebri del Comitato cittadino “Il mare di Sferracavallo”, comitato che nasce per la pedonalizzazione e la salvaguardia del territorio della borgata.

Tra le prime riflessioni sono emerse le differenze rispetto ad altri tratti della costa palermitana:

“Il nostro territorio, il nostro mare, a differenza della costa sud ha un altro problema. Noi stiamo cercando di proteggere il nostro mare. La costa sud purtroppo ha avuto il mare distrutto da anni di incuria, di scempi, quindi loro hanno bisogno di costruirlo, cioè renderlo fruibile ai cittadini. Noi ci siamo mossi, da un anno a venire, per quale motivo? Perché abbiamo saputo che qualcuno aveva progettato di scaricare nelle nostre acque le acque reflue del depuratore che si trova a cinque km da Sferracavallo. Ma le nostre acque sono protette, appartengono tutte quante all’area marina protetta di Capo Gallo – Isola delle femmine, che è anche un sito d’interesse comunitario. Quando l’abbiamo saputo chiaramente ci siamo arrabbiati: perché vogliono rovinare l’unico tratto di mare, di Palermo, che ancora è integro? C’è la riserva marina di Capo Gallo che è meravigliosa. Forse nessuna città in Italia ha due riserve, una di mare ed una di terra all’interno della città.”

Tra i principali problemi della borgata messi in evidenza dal comitato è stato messo in evidenza quello dello scarico a mare delle acque reflue del depuratore questione a partire dalla quale si è costituito il comitato:

“Noi siamo già penalizzati perché abbiamo un impianto fognario obsoleto che scarica in mare, in piena riserva quindi anche usando un “pennello” che è fatiscente, obsoleto, questo scarica in mare le acque nere di diecimila abitanti. Questo “pennello” per fortuna deve essere tolto perché è già previsto un progetto che in qualche modo lo elimina con l’ausilio di una pompa di sollevamento che porterebbe a monte della borgata i liquami stessi. Quando abbiamo saputo che la Provincia di Palermo aveva progettato di scaricare in mare le acque reflue di “centomila e passa” persone ci siamo messi subito in movimento. Abbiamo costituito il Comitato cittadino “il mare di Sferracavallo” ed in qualche modo abbiamo fatto tanto di quel chiasso al punto che il Sindaco Orlando si è interessato alla nostra causa, ci ha ascoltato e si è espresso attraverso anche un atto deliberativo, dicendo appunto che a Sferracavallo non può scaricare questa fognatura in quanto il mare è prezioso. E infatti ha bloccato, seppur temporanemente, il progetto, in attesa di trovare un’alternativa in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente. E quindi è in atto, attualmente, uno studio per trovare una soluzione. Contemporaneamente sembra che questo progetto, che toglie l’attuale “pennello”,sia in corso di realizzazione: ci sono già delle richieste di esprorprio temporaneo per studiare un passaggio di questi canali in grado di riportare indietro le acque nere. E poi chiuderà anche il canale che viene da Tommaso Natale, dalla Marinella, e quindi in qualche modo, sembra, e siamo contenti, che qualcosa stia cambiando.”

Tra gli altri aspetti critici relativi alla qualità della vita nella borgata vi sono poi la pulizia, l’ordine pubblico e il controllo:

“Ci sono tante cose che devono essere salvaguardate, dobbiamo assolutamente difendere questo tratto di mare che è rimasto l’unico ancora, come dire quasi inviolato, quasi. Comunque è assurdo rovinare l’unico tratto di mare e noi non lo permetteremo mai. Sferracavallo è conosciuta per l’aspetto gastronomico. Ci sono tutte queste trattorie che portano benessere, portano lavoro, portano sviluppo però creano tanta immondizia, tanti rifiuti, tanto disordine e soprattutto se il tutto non è supportato da un controllo da parte del Comune. Noi vogliamo assolutamente che queste trattorie lavorino ma in modo regolamentato, prestando attenzione al traffico, al parcheggio, la pulizia, il rispetto delle regole …”

Un’ultima questione che sta molto a cuore al Comitato è l’abbattimento dell’ecomostro che si trova sul porticciolo:

“E’ una vecchia struttura che era stata realizzata per il soccorso in mare. Quando ci sono stati gli incidenti aerei tra gli anni  settanta e ottanta quindi stiamo parlando del fatto che è stato costruito trent’anni fa, e mai utilizzata. Quando l’hanno completato c’era tutto: porte, motori, le pompe dell’acqua, finestre. Era pronto per essere utilizzato soltanto che c’era qualche cosa che non andava, entrava il mare da sotto … Una volta che è stato abbandonato e quindi mai utilizzato, è entrato il primo vandalo, ha rotto la porta, e hanno fatto scempio. Hanno distrutto un tratto di scogli che era meraviglioso, che da piccoli usavamo per fare i tuffi.  Siamo andati a parlare con l’ammiraglio, che è stato gentilissimo, ci ha ricevuto e ci ha detto di essere favorevole all’abbattimento. Perché per ristrutturarlo, se si potesse ristrutturare un eco-mostro del genere, occorrerebbero non meno di cinquecentomila euro”.

Rigenerare Sferracavallo. Parlano gli abitanti

Incontro con i membri del Centro Commerciale Naturale di Sferracavallo – 10/12/2013

Insieme ad alcuni componenti del Centro Commerciale di Naturale (Ccn) di Sferracavallo abbiamo svolto un focus group sulle problematiche principali che impediscono lo sviluppo economico della borgata.

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L’incontro è stato aperto dal presidente del Ccn che ha sottolineato come a differenza degli altri consorzi quello di sferracavallo abbia una vocazione più turistica e orientata alla ristorazione piuttosto che al commercio. Questo potenziale non è però valorizzato a causa di 3 ostacoli principali. Il primo riguarda il cattivo stato in cui versa il porto, al punto da non garantire condizioni di sicurezza minima sia per l’accoglienza turistica che per i pescatori. Un secondo fattore di criticità è dato dalle difficoltà nella fruizione del mare la cui costa si presenta molto frastagliata e dunque di non facile accesso. Le pedane sono l’unica infrastruttura in grado di risolvere questo ostacolo ma alcune quelle esistenti non sono mobili e rimangono montate tutto l’anno, a scapito della vista del mare e della sostenibilità abientale del luogo. Il terzo ordine di problemi è dovuto alla rete fognaria che in alcuni punti sbocca al mare rendendo il mare non balneabile. Il che costituisce un controsenso rispetto alla vocazione turistica e balneare della borgata. Gli interventi dei presenti, oltre a  ribadire tali problematiche, hanno aggiunto alcune riflessioni sul potenziale di sviluppo di Sferracavallo.

fotoLa borgata infatti offre al cittadino o turista molto di più che la semplice possibilità di fare il bagno, ma anche escursioni all’interno della riserva naturale di Capo Gallo, visite e degustazioni all’interno delle aziende agricole locali, ottimi ristoranti, etc. Purtroppo mancano strutture ricettive e turistiche in grado di accogliere potenziali clienti e spingerli a permanere per un tempo più prolungato.

Se questa parte di città non è riuscita a sviluppare pienamente il suo potenziale è da un lato per la mancanza di attenzione da parte delle istituzioni, dall’altro per incapacità degli stessi soggetti economici della borgata di mettersi insieme e fare rete.

focus sferracavalloSarebbero comunque necessari investimenti minimi e piccoli interventi per ottenere dei risultati positivi per questo territorio. Ad esempio andrebbe abbattuto l’ “ecomostro” che si trova sul porticciolo e non è mai stato utilizzato, andrebbe regolamentata la gestione delle piattaforme sul mare o risolti i problemi di gestione di alcune strutture come quella della Baia del Corallo.

Un ultimo intervento proposto è la creazione di una passeggiata a livello del mare che vada da Punta Matese a Punta Barcarello che permetterebbe non solo di godere maggiormente del mare ma anche di tenere più pulita la costa.

I palermitani scoprono il mare e non lo lasciano (quasi) più

Questo è il secondo di quattro articoli con i quali proveremo a richiamare con grande sintesi i passaggi storici fondamentali della trasformazione della costa palermitana.

Archeologia di una costa che non c’è più-2° parte

Le nuove concezioni igienico-sanitarie ottocentesche, figlie di una cultura illuminista che aveva messo in crisi tradizioni e certezze del passato, costituirono la cornice di quello che sarebbe diventato il fenomeno balneare che vide nei cicli termali e nei bagni di acqua marina i primi innovativi rimedi naturali contro determinate patologie.

L’esperienza balneare palermitana fu, agli inizi, una prerogativa dell’aristocrazia, con il bagno della regina, il luogo prediletto dalla regina Maria Carolina presso la casina fatta costruire nella Riserva Reale dell’Arenella.

Questi primi esempi diedero vita, a Palermo come altrove, agli inizi dell’Ottocento ad una forte rivoluzione di costume, che abbandonava l’idea del mare quale nemico da cui difendersi, e che vide collocare sulla costa strutture per le nuove discipline mediche (idroterapia, talassoterapia) e le prime strutture per la balneazione.

Dei primi decenni dell’Ottocento sono infatti alcune ordinanze prefettizie per regolare l’uso dei bagni di mare, regolamenti dedicati in special modo alla tutela della pubblica decenza. In un primo momento era proibito ad esempio fare il bagno lungo la passeggiata della Marina, per tutelare i frequentatori della strada Colonna che a partire dal ‘700 era diventata meta delle passeggiate serali estive dei palermitani.

È comunque a partire dalla seconda metà dell’Ottocento che l’amministrazione palermitana si preoccupa in maniera più diretta dei bagni pubblici e delle operazioni di bonifica della costa, con vari progetti per la realizzazione di uno stabilimento balneare pubblico, che solo agli inizi del ‘900 cominciò a concretizzarsi quando una società a capitale straniero chiese la concessione del pantano di Mondello.

Nel frattempo le iniziative private avevano avuto modo di dar vita ad una vera e propria industria balneare cittadina che al 1875 annovera gli stabilimenti di Sant’Erasmo, quello della Colonnella (Romagnolo), del Sammuzzo (Piazza 13 vittime), di Santa Lucia (Borgo Vecchio) e dell’Acquasanta.

Rispetto a questi, già agli inizi del ‘900 il numero degli stabilimenti si è notevolmente accresciuto: sulla costa sud, in località Romagnolo prendono posto gli stabilimenti Mustazzola, Virzì, lo Stabilimento bagni per i militari, il Lido Delizia della famiglia Petrucci e, alla Colonnella, lo Stabilimento balneare marino Risorgimento. Una guida alla città di Palermo del 1902 aggiungeva gli stabilimenti di mare dei Fratelli Petrucci in via Romagnolo, lo stabilimento di Emilio Pirandello e lo stabilimento di Paolo Virzì, sempre a Romagnolo. Più vicino alla foce dell’Oreto era lo Stand Florio (o locanda del tiro al piccione) e il lido Florio. Al Foro Italico, di fronte alla Villa Giulia è presente lo stabilimento dei fratelli Carini; altri stabilimenti sono presenti presso il Castello a mare e, più avanti, presso la spiaggia del Sammuzzo (fratelli Carini), al Borgo (fratelli Messina e Porcasi). Presso l’Acquasanta, l’Arenella, Mondello e Sferracavallo erano presenti altrettante strutture balneari.

L’arricchimento e l’accrescimento di tali strutture ebbe il suo picco negli anni ’30 quando la città borghese insediò sulla costa sud nuove strutture per sopperire a quelle venute a mancare a causa della costruzione delle nuove strutture portuali, e continuando a realizzare da nord a sud, accanto agli stabilimenti balneari, rinomati ristoranti, colonie estive per bambini, strutture sanitarie elioterapiche ed assistenziali come l’Ospedale Buccheri La Ferla, il solarium “Vittorio Emanuele III”, i Bagni Pandolfo, la stessa Villa Igiea nata come sanatorio e l’Ospizio Marino.

Per un approfondimento:

Chirco A., Lo Dico D. (2007), In tempo di bagni. Stabilimenti balneari e circoli nautici a Palermo, Kalòs, Palermo

De Seta C., Di Mauro L. (1981), Palermo, Laterza, Bari

Inzerillo S.M. (1984), Urbanistica e società negli ultimi duecento anni a Palermo, Istituto di urbanistica e pianificazione, Palermo

Lima A.I. (1997), Palermo. Struttura e dinamiche, Testo e immagine, Torino