Come sviluppare il ruolo politico e amministrativo delle Circoscrizioni?

Schermata 2014-03-24 a 16.27.28Incontro con i consiglieri della II Circoscrizione (Oreto – Oreto-Stazione (parte) – Brancaccio-Ciaculli – Settecannoli)

Nel corso dell’incontro gli interventi dei consiglieri hanno tenuto a sottolineare il momento di stasi rispetto al processo di attuazione del decentramento. Questo nonostante i diversi momenti di confronto istituzionale avuti negli ultimi mesi.

Proprio a novembre scorso i Presidenti delle Circoscrizioni hanno incontrato a Sala delle Lapidi il Sindaco e l’Assessore alla Partecipazione e al Decentramento per discutere di come sviluppare il ruolo delle circoscrizioni e portare avanti il decentramento amministrativo.

In quell’occasione è emerso il contributo importante che le circoscrizioni potrebbero dare nel migliorare la qualità dei servizi al cittadino e la tempestività degli interventi sul territorio. Questo grazie alla funzioni di ascolto delle istanze dei cittadini che tali organi svolgono quotidianamente e al lavoro di mediazione tra cittadini, uffici comunali e aziende municipalizzate.

Oltre a ciò che già fanno le circoscrizioni potrebbero dunque fare molto di più se avessero le risorse e i poteri necessari.

Ad esempio potrebbero svolgere una funzione di monitoraggio e interlocuzione rispetto alle linee d’indirizzo politico dei vari Enti Comunali. Purtroppo la strada sembra essere ancora lunga visto che alle cariche politiche, quali quella del presidente di circoscrizione che viene eletto direttamente non corrispondono adeguate responsabilità.

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Abbiamo fatto parlare il mare di Palermo

Sabato 25 gennaio 2014, presso gli ex magazzini Tirrenia di via Cristoforo Colombo, si svolgerà il town meeting sulla riqualificazione della costa, in cui 100 palermitani discuteranno sulle politiche da attuare nel (prossimo) futuro per questa città. Qui sotto trovate un riassunto sintetico delle passeggiate, delle interviste, degli incontri pubblici che abbiamo condotto per prepararci al meglio all’evento.

Quanto è grave l’inquinamento del mare a Palermo?

RIDIM bandita PRIMAIntervista a Silvano Riggio – professore ordinario di Ecologia presso la Facoltà di Biologia dell’Università degli Studi di Palermo

R: Rispetto allo stato di salute della costa di Palermo quali sono i temi significativi da affrontare per il recupero del litorale?

I: Dunque i temi ricorrenti sono innanzi tutto il degrado della costa in generale ed il degrado è sia paesaggistico che relativo alla qualità delle acque.

Poi c’è, come conseguenza, anche l’agonia della piccola pesca che è un’attività che fu molto redditizia nel passato e che potrebbe essere redditizia anche per il presente. Inoltre c’è la possibilità di usare la costa e di sfruttarne il suo grande capitale potenziale che invece, non solo non viene utilizzato, ma, è nel più indegno degrado. Praticamente l’unica costa utilizzata, a fini speculativi, è quella di Mondello, la spiaggia di Mondello e basta. Tutto il resto è stato abbandonato o alla speculazione edilizia oppure al degrado puro e semplice. La costa trattata come immondizia, come deposito di immondizia. Ora, una situazione così assurda, perché una città che ha la fortuna di avere l’accesso sul mare lo utilizza o a fini commerciali o a fini industriali o a fini soprattutto turistici e per la qualità della vita. La nostra città non l’ha utilizzato per niente, l’ha utilizzato soltanto come scarico di immondizia; che in realtà è scarico dei rifiuti urbani e soprattutto di quelle scorie che derivano dalla costruzione dei palazzi, cioè dall’edilizia. Tra gli anni ’70 e ’80 la costa fu distrutta perché servì come luogo di deposito del materiale di risulta (pietre, terreno, rocce e immondizie) e rifiuti solidi della città in crescita. Normalmente, lei sa benissimo, che quando si fa un palazzo si scavano le fondamenta e si cava una enorme quantità di materiale; questo materiale viene portato in una discarica. Queste discariche dovrebbero essere regolamentate e sono più o meno luoghi che poi vengono risanati. A Palermo tutto questo non si fece. Si prese tutta la materia ed i materiali che si cavavano dallo scavo della città; una quantità immensa. Una quantità di materiale incalcolabile che è finito su un tratto di costa della lunghezza di una decina di chilometri.

R: Che corrisponde alla costa sud?

I: Si, la chiamano sud , io direi costa est, di levante. E poi in parte è stato buttato sulla costa fra l’Addaura e Vergine Maria. All’Addaura, se ci va, spiccano le ville ed i villini e, si vede ancora il materiale cavato per la costruzione dei villini dell’Addaura che è stato praticamente buttato a mare. Poi c’è n’è ancora oltre Acapulco fino a Vergine Maria, dove c’è una grande discarica che si vede oggi come promontorio. Questa discarica di Vergine Maria fu poi interrotta, fu chiusa all’inizio degli anni ottanta. In sostanza tutto questo procedette fino agli anni novanta quando poi con l’amministrazione di Orlando si dovette mettere fine. Fu soprattutto anche per l’intervento dell’Unione Europea che impediva questo uso assolutamente selvaggio della costa. I problemi che nascono da tutto questo in sostanza sono stati questi: speculazione edilizia, scarichi a mare e discariche. Cioè tutto quello ci poteva fare male e che poteva fare male alla nostra costa è stato fatto. Ora, gli scarichi a mare sono stati centinaia. In sostanza tutte le fogne sono state scaricate in mare. Sia le fogne cittadine che quelle delle borgate nonché quelle dei privati. Tutte le case che venivano fatte a ridosso della spiaggia (anche all’Arenella) scaricavano direttamente a mare. La situazione peggiore si verificava in prossimità di alcuni scarichi maggiori quali: quello del molo sud, cioè alla Cala, che convoglia le acque dello storico fiume del Papireto. Cioé, il Papireto trasformato in fogna cittadina perché prima lo si è chiuso entro canali artificiali, e lì, a questi canali, si attaccano tutti gli scarichi del centro storico della città. Poi ci si attaccano parte delle discariche provenienti da Monreale, di cui la restante parte scaricava attraverso il canale nell’Oreto. Quindi l’Oreto diventa pure lo scarico di Monreale. Monreale ha diversi scarichi uno finiva nell’Oreto ed uno nel canale del Papireto. Tutti e due finiscono, praticamente, il vecchio Papireto sfocia nel grande scarico fognario del molo sud.

R: Pensando a queste situazioni in termini propositivi cosa andrebbe fatto?

I: Un piano fognario giusto per una città “per bene”. Comunque ora, fino ad un certo punto, si è intervenuto. La parte dei centoquaranta scarichi che c’erano nella Cala è stata intercettata e deviata ad un impianto di trattamento parziale che c’è al Foro Italico, dove c’era il palmeto che è stato distrutto dal punteruolo rosso. Poi, da questo impianto dovrebbe partire una conduttura, che non so se hanno già realizzato, e che porterà tutto questo materiale all’impianto di trattamento che c’è ad Acqua dei Corsari; dove dovrebbe subire un secondo trattamento per essere da lì gettato in mare.

R: Attualmente lo stato di inquinamento del mare di Palermo qual è?

I: A questo punto bisogna dirlo, il mare di Palermo è stato ridotto ad una fogna. Vorrei dire questo: cambiare registro. E’ vero che è stato ridotto una fogna immonda però gli effetti sono stati meno drastici di quello che io stesso avevo immaginato. Da quando mi occupavo, da giovane studente, di tali questioni, ho poi visto che tutto sommato le cose sono “meno peggio” di quanto io immaginassi. Facendo il confronto con altri luoghi, il mare della Sicilia meridionale ed il golfo di Castellammare, uno dei posti dove ho studiato maggiormente. Mi accorsi che il golfo di Castellammare era molto più degradato del golfo di Palermo nonostante la bassa densità. Devo dire che il golfo di Palermo ha delle capacità di ripresa veramente meravigliose e queste capacità di ripresa significano che dal golfo abbandonato, quando si eliminano i peggiori scarichi fognari e le discariche, si vedono ritornare le acque ad uno stato di purezza che era insospettabile. Le acque di Palermo diventano addirittura fra le migliori d’Italia; migliori di quelle che si trovano a Livorno, a Napoli, a Genova, nella famosa Versilia etc. Possono competere con le acque della Calabria ed in parte della Sardegna. Dico in parte poiché tutta la Sardegna è perfetta come si dice. Sicuramente acque migliori di quelle della Puglia e di tutto l’Adriatico in ogni caso, molto migliori di quelle della Sicilia meridionale. E questo, grazie al fatto che i substrati del mare palermitano sono substrati di calcare cioè rocce di carbonato di calcio. I nostri substrati, le rocce del territorio palermitano contengono pochissima argilla. L’argilla, in poche parole, è quel materiale che impregnandosi di acqua diviene quello che noi chiamiamo fango. Il fango è argilla e materiali organici saturi di acqua. Questi fanghi hanno la caratteristica di essere composti da materiale finissimo che si disperde uniformemente nell’acqua formando una specie di poltiglia e tale poltiglia dura nel tempo poiché questo materiale finissimo non si deposita velocemente. Per depositarsi, essendo carico ed elettrostatico, necessita del tempo di saturazione delle cariche elettriche, le cariche elettriche devono essere neutralizzate. Queste particelle di un milionesimo di millimetro devono reagire con particelle cariche di segno opposto, allora diventano pesanti e cadono. Allora le acque si purificano perché tutto va a finire a fondo. Questa quantità di argilla a Palermo non c’è. Perché i nostri substrati sono composti da carbonato di calcio che invece si frantuma dando origine a delle sabbie grossolane. Questi depositi di sabbia, di calcare, quando vengono smossi dalle tempeste ritornano subito sott’acqua e ricoprono il fondo di sabbia. Il mare ritorna immediatamente limpido. Questa è una caratteristica di Palermo che è ancora più accentuata a Mondello che è una spiaggia tropicale, fatta non di materiale portato dall’interno, ma da materiali che sono scheletri di animali marini e di alghe calcaree che si frantumano per effetto delle onde. Che nascono o vengono prodotte dal Posidonismo che è tutta una fauna ed una vegetazione che si trova sulla posidonia: una pianta meravigliosa che garantisce la salubrità del nostro fondale e delle nostre acque.

R: Qual è il livello di balneabilità del mare lungo la costa di Palermo in questo momento?

I: Togliendo gli scarichi rimanenti la situazione si sistemerebbe moto rapidamente. Se si eliminano gli scarichi residui l’acqua ritorna buona, limpida. Cioè ritorna balneabile. Quindi si potrebbe aprire tutta questa costa che è fatta da almeno otto o dieci chilometri di spiagge alla balneazione, allo sport, al turismo. Si potrebbero fare tante cose ma la premessa è risolvere quei problemi; invece di tenere questo stato di degrado assoluto che impedisce l’utilizzazione, la frequentazione della costa. Il degrado è dato anche da una situazione di abusivismo incredibile. Con l’abusivismo sono cavoli perché bisognava arrivarci prima. Ogni casa abusiva che si faceva doveva essere abbattuta, subito. Adesso quello che secondo me si può fare è soltanto una cosa. Scavare, fare una specie di trincea, tra la cortina di abusivismo e la spiaggia nuova che si è venuta a creare. Fare una strada di penetrazione, isolare tutti gli abusivi, mi spiace per loro. Questo si potrebbe fare abbastanza facilmente con cortine di alberi, con la vegetazione, un muro di vegetazione, con tutta una serie di ingressi che si devono aprire, anche e soprattutto abbattendo le costruzioni abusive ogni trecento metri. Se si aprono questi corridoi di penetrazione e si fa una strada, possibilmente non asfaltata, i cittadini potrebbero arrivare a vedere quanto meno il mare.

La riqualificazione possibile (gli anni ’90 e l’avvio di una nuova stagione)

OLYMPUS DIGITAL CAMERAQuesto è il quarto di quattro articoli con i quali proviamo a richiamare con grande sintesi i passaggi storici fondamentali della trasformazione della costa palermitana. (prima parte – seconda parte – terza parte)

Archeologia di una costa che non c’è più-4° parte

Con gli anni ’90 Palermo è interessata da una fase di svolta e di riqualificazione edilizia e urbanistica.

Si avvia il recupero del centro storico e la città si dota di un nuovo Piano Regolatore Generale. Vengono riqualificate aree prima abbandonate e alcuni luoghi ed edifici diventano simboli della rinascita di Palermo: la chiesa dello Spasimo, il Teatro Massimo, i cantieri culturali alla Zisa.

Questa nuova fase interessa anche la costa, generando molteplici iniziative tutte tese al recupero del rapporto compromesso con i luoghi del mare:

1) Il più rappresentativo degli interventi è sicuramente il recupero, avviato alla metà degli anni ’90, dell’area del Foro Italico, che per decenni aveva rappresentato la scena più famosa della mortificazione della costa. La realizzazione dell’attuale giardino, ha trasformato la spianata di detriti esistente fino alla fine degli anni ’80 in un luogo di grande socialità, e teatro di eventi culturali collettivi.

2) A metà degli anni ’90 il Comune di Palermo avvia il progetto per la riqualificazione dell’ex discarica di Acqua dei Corsari i cui lavori si avviano dal 2002. A oggi l’inquinamento ambientale dell’area, ancora presente nonostante le diverse operazioni di bonifica effettuate, non hanno consentito di restituire il luogo alla collettività.

3) A poche centinaia di metri dal Foro Italico viene recuperato l’ex deposito delle locomotive dell’antico collegamento ferroviario Palermo-Corleone, dismesso negli anni ’50. Anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un luogo divenuto negli anni protagonista delle politiche culturali della città.

4) Con la redazione del Piano Regolatore del Porto si avvia, ancora, una stagione che negli intenti dell’Autorità portuale dovrà portare a ricucire le aree portuali con il tessuto della città consolidata e storica. In questa riqualificazione sistematica del waterfront assume un grande peso sociale e simbolico la realizzazione della nuova passeggiata alla Cala, oggi tra i luoghi più frequentati del fronte a mare.

5) Con un intervento di grande respiro, ma rimasto fino a oggi incompleto (con opere mai ultimate e mai inaugurate), la Provincia Regionale di Palermo avvia nel 2004 la riqualificazione del litorale Oreto-Ficarazzi con l’obiettivo di restituire dignità ai luoghi storici della balneazione, da troppi anni al centro di fenomeni di degrado, abbandono e abusivismo. Il progetto prevede nuove aree sistemate a verde capaci di collegare i luoghi significativi della costa meridionale: il deposito ferroviario Sant’Erasmo, il Solarium, lo Stand Florio, la Colonnella dell’Immacolata, il borgo della Bandita, le Fornaci di laterizi, la Torre dei Corsari e la grande fabbrica di laterizi Puleo.

6) Sulla costa Nord a partire dagli anni ’90 si sono susseguite le attenzioni per il recupero del grande complesso dell’ex Chimica Arenella, ad oggi purtroppo ancora in disuso e in abbandono, ad eccezione di alcuni padiglioni utilizzati da imprenditori privati.

7) Da segnalare, sempre sulla costa nord, il recupero e il riuso dell’antica tonnara Bordonaro a Vergine Maria. Cessata l’attività di pesca nei primi del 900 la tonnara fu utilizzata come scuola e poi abbandonata per più di trent’anni. Oggi è riaperta come luogo di socialità ed eventi culturali e nel marfaraggio ospita una delle sedi dell’ecomuseo del mare di Palermo.

A oggi il recupero della costa palermitana è solo in piccola parte realizzato, mentre molte aree versano ancora in un grave stato di abbandono e degrado.

 

Per un approfondimento:

Chirco A., Lo Dico D. (2007), In tempo di bagni. Stabilimenti balneari e circoli nautici a Palermo, Kalòs, Palermo

De Seta C., Di Mauro L. (1981), Palermo, Laterza, Bari

Inzerillo S.M. (1984), Urbanistica e società negli ultimi duecento anni a Palermo, Istituto di urbanistica e pianificazione, Palermo

Lima A.I. (1997), Palermo. Struttura e dinamiche, Testo e immagine, Torino