Abbiamo fatto parlare il mare di Palermo

Sabato 25 gennaio 2014, presso gli ex magazzini Tirrenia di via Cristoforo Colombo, si svolgerà il town meeting sulla riqualificazione della costa, in cui 100 palermitani discuteranno sulle politiche da attuare nel (prossimo) futuro per questa città. Qui sotto trovate un riassunto sintetico delle passeggiate, delle interviste, degli incontri pubblici che abbiamo condotto per prepararci al meglio all’evento.

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Chi si occupa della costa sud di Palermo?

Immagine 4Focus group sulla costa sud ( Romagno, Bandita ed Acqua dei Corsari)

All’incontro svoltosi presso il Kalaja Tennis Club hanno partecipato il Comitato per il recupero della costa sud, la Pro Loco di Acqua dei Corsari, residenti e cittadini interessati a questo tratto di costa.

I partecipanti hanno da subito messo in evidenza lo stato di grave degrado che caratterizza questo territorio. I problemi che lo interessano riguardano soprattutto il litorale rovinato dallo scarico di detriti e materiali di risulta, l’inquinamento del mare, gli accampamenti abusivi, la raccolta dei rifiuti, la viabilità congestionata e l’assenza di servizi per i residenti. Ma andiamo per ordine.

Per quanto riguarda il problema dei detriti questi hanno cominciato ad essere scaricati a mare a partire dalla seconda guerra mondiale quando si presentò la necessità di rimuovere le macerie prodotte dai bombardamenti. Questa pratica ha stravolto completamente la morfologia della costa sud.

La linea di costa è infatti avanzata di diversi metri e il suo suolo è diventato estremamente pericoloso vista la diversità di agenti inquinanti contenuti nei materiali depositati. Questo fenomeno, insieme allo scarico a mare delle acque reflue provenienti dagli scarichi varie aree della città, hanno determinato l’alto tasso d’inquinamento del mare di questo tratto di costa, al momento interdetto alla balneazione. L’unico depuratore esistente riceve gli scarichi di gran parte della città ma vista la scarsa manutenzione e le dimensioni ridotte non riesce a funzionare come dovrebbe provocando non solo inquinamento ma anche cattivo odore in tutta l’area.

Tale situazione risulta ancora più grave se messa a confronto con il generale benessere di cui godeva quest’area ai primi del ‘900 quando gli stabilimenti balneari che vi si trovavano venivano chiamati “Bagno della salute” proprio per la salubrità delle sue acque.

L’abbandono da parte delle istituzioni di questo tratto di costa ha poi fatto sì che nascessero lungo la costa sud diversi accampamenti nomadi e abusivi che ne hanno accresciuto lo stato di degrado.

A ciò si aggiunge la totale assenza di servizi soprattutto per le fasce di popolazione più deboli come gli anziani e i giovani. I pochi luoghi di aggregazione ad essi dedicati, il centro per anziani recentemente recuperato e il tennis club per i ragazzi, costituiscono sicuramente delle realtà molto positive per il territorio ma assolutamente insufficienti a soddisfare la domanda esistente.

Le problematiche messe in evidenza sono quelle su cui sia il Comitato per il Recupero della Costa che l’Associazione Proloco di Acqua dei Corsari si mobilitano da tempo senza avere però ottenuti risultati significativi. Più volte tali associazioni si sono mobilitate per chiedere maggiore pulizia, un maggiore controllo delle funzionalità del depuratore, la bonifica di alcuni tratti costa come il “mammellone” di Acqua dei Corsari, e la predisposizione di maggiori spazi di aggregazioni.

Di certo le risorse per potere migliorare la qualità della vita lungo questo tratto di costa non mancano e potrebbero essere valorizzate senza eccessivi investimenti. Il parco situato sul mammellone di Acqua dei Corsari con l’anfiteatro che vi si trova all’interno potrebbe facilmente diventare uno spazio per svolgere attività d’intrattenimento rivolte ai ragazzi. Basterebbe creare dei percorsi sicuri all’interno, da percorrere a piedi o in bicicletta.

Nonostante le diverse difficoltà i partecipanti all’incontro rimangono fiduciosi rispetto alle possibilità di un riscatto di quest’area della città. Propongono un metodo d’intervento in cui l’amministrazione con l’aiuto dei cittadini possa procedere a piccoli passi, individuando di volta in volta gli interventi da realizzare anche con finanziamenti ridotti.

La riqualificazione possibile (gli anni ’90 e l’avvio di una nuova stagione)

OLYMPUS DIGITAL CAMERAQuesto è il quarto di quattro articoli con i quali proviamo a richiamare con grande sintesi i passaggi storici fondamentali della trasformazione della costa palermitana. (prima parte – seconda parte – terza parte)

Archeologia di una costa che non c’è più-4° parte

Con gli anni ’90 Palermo è interessata da una fase di svolta e di riqualificazione edilizia e urbanistica.

Si avvia il recupero del centro storico e la città si dota di un nuovo Piano Regolatore Generale. Vengono riqualificate aree prima abbandonate e alcuni luoghi ed edifici diventano simboli della rinascita di Palermo: la chiesa dello Spasimo, il Teatro Massimo, i cantieri culturali alla Zisa.

Questa nuova fase interessa anche la costa, generando molteplici iniziative tutte tese al recupero del rapporto compromesso con i luoghi del mare:

1) Il più rappresentativo degli interventi è sicuramente il recupero, avviato alla metà degli anni ’90, dell’area del Foro Italico, che per decenni aveva rappresentato la scena più famosa della mortificazione della costa. La realizzazione dell’attuale giardino, ha trasformato la spianata di detriti esistente fino alla fine degli anni ’80 in un luogo di grande socialità, e teatro di eventi culturali collettivi.

2) A metà degli anni ’90 il Comune di Palermo avvia il progetto per la riqualificazione dell’ex discarica di Acqua dei Corsari i cui lavori si avviano dal 2002. A oggi l’inquinamento ambientale dell’area, ancora presente nonostante le diverse operazioni di bonifica effettuate, non hanno consentito di restituire il luogo alla collettività.

3) A poche centinaia di metri dal Foro Italico viene recuperato l’ex deposito delle locomotive dell’antico collegamento ferroviario Palermo-Corleone, dismesso negli anni ’50. Anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un luogo divenuto negli anni protagonista delle politiche culturali della città.

4) Con la redazione del Piano Regolatore del Porto si avvia, ancora, una stagione che negli intenti dell’Autorità portuale dovrà portare a ricucire le aree portuali con il tessuto della città consolidata e storica. In questa riqualificazione sistematica del waterfront assume un grande peso sociale e simbolico la realizzazione della nuova passeggiata alla Cala, oggi tra i luoghi più frequentati del fronte a mare.

5) Con un intervento di grande respiro, ma rimasto fino a oggi incompleto (con opere mai ultimate e mai inaugurate), la Provincia Regionale di Palermo avvia nel 2004 la riqualificazione del litorale Oreto-Ficarazzi con l’obiettivo di restituire dignità ai luoghi storici della balneazione, da troppi anni al centro di fenomeni di degrado, abbandono e abusivismo. Il progetto prevede nuove aree sistemate a verde capaci di collegare i luoghi significativi della costa meridionale: il deposito ferroviario Sant’Erasmo, il Solarium, lo Stand Florio, la Colonnella dell’Immacolata, il borgo della Bandita, le Fornaci di laterizi, la Torre dei Corsari e la grande fabbrica di laterizi Puleo.

6) Sulla costa Nord a partire dagli anni ’90 si sono susseguite le attenzioni per il recupero del grande complesso dell’ex Chimica Arenella, ad oggi purtroppo ancora in disuso e in abbandono, ad eccezione di alcuni padiglioni utilizzati da imprenditori privati.

7) Da segnalare, sempre sulla costa nord, il recupero e il riuso dell’antica tonnara Bordonaro a Vergine Maria. Cessata l’attività di pesca nei primi del 900 la tonnara fu utilizzata come scuola e poi abbandonata per più di trent’anni. Oggi è riaperta come luogo di socialità ed eventi culturali e nel marfaraggio ospita una delle sedi dell’ecomuseo del mare di Palermo.

A oggi il recupero della costa palermitana è solo in piccola parte realizzato, mentre molte aree versano ancora in un grave stato di abbandono e degrado.

 

Per un approfondimento:

Chirco A., Lo Dico D. (2007), In tempo di bagni. Stabilimenti balneari e circoli nautici a Palermo, Kalòs, Palermo

De Seta C., Di Mauro L. (1981), Palermo, Laterza, Bari

Inzerillo S.M. (1984), Urbanistica e società negli ultimi duecento anni a Palermo, Istituto di urbanistica e pianificazione, Palermo

Lima A.I. (1997), Palermo. Struttura e dinamiche, Testo e immagine, Torino

Ripartire dall’antico porto della Cala per recuperare il rapporto con il mare

Immagine 1Giovedì 13 dicembre 2013 si è svolto presso la Libreria del Mare di via Cala un focus group con cittadini residenti e non, lavoratori del mare ed esperti sul tema della valorizzazione della Cala e del Foro Italico.

Il primo tema emerso ha riguardato la dicotomia esistente tra la vita che si svolge “a terra” e quella che si svolge “a mare”. I lavori di riqualificazione che hanno interessato l’area negli ultimi anni sono infatti stati molto utili per creare delle passeggiate fruibili per i cittadini ma poco efficaci per chi invece lavora o svolge attività nel porto. Ad esempio non sono stati creati dei parcheggi che permettano di accedere con facilità all’area, né è stata effettuata una bonifica delle acque che permetta di svolgere attività nautiche. Quest’ultimo aspetto è disincentivato anche dall’assenza di scivoli per cui è impensabile ad centri sportivi come ad esempio una scuola di vela. Dunque per fruire del mare è sempre necessario recarsi a Mondello.

Un altro grave problema sollevato dai partecipanti riguarda la strada a scorrimento veloce che costeggia il lungomare e ormai diventata asse viario rilevante. Questa viene utilizzato come se fosse un’autostrada, rendendo difficile l’attraversamento pedonale e creando una cesura tra mare e città. L’area è caratterizzata infatti da alti livelli di traffico, dovuti anche al grande afflusso di passeggeri provenienti dalle navi crociera.

Secondo i partecipanti lo sviluppo del porto della Cala oltre a essere insufficiente per via degli interventi passati presenta delle carenze per caratteristiche morfologiche di questo tratto di costa: la presenza di rilievi montuosi inibisce inevitabilmente l’espansione delle attività di terra legate al porto. La presenza di numerosi vincoli ambientali, insieme alle lungaggini burocratiche costituiscono poi un ulteriore ostacolo all’incentivo di investimenti privati.

Tra le questioni sollevate vi è inoltre quella relativa al Piano regolatore portuale che prevede alcuni futuri interventi sulla Cala ma che non è mai stato dicusso con i cittadini (contrariamente alle consuete procedure di approvazione).

Nella seconda parte del focus group dall’analisi delle criticità si è passati alla discussione di possibili proposte per il miglioramento della fruibilità della Cala e del Foro Italico. Innanzitutto si dovrebbero valorizzare maggiormente le attività legate al mare, considerando eventuali collegamenti e sinergie con attività di terra (bar, luoghi di intrattenimento, passeggiate sul lungomare).

Sarebbe inoltre necessario valorizzare e aprire alla fruizione (laddove non sia già così) o destinare a nuova fruizione alcuni punti di interesse lungo questo tratto di costa: il Castello a mare, la passeggiata dell cattive, il mercato ittico:

– sicuramente nel breve periodo potrebbero essere realizzati degli interventi “leggeri” a basso costo ma di notevole impatto come il miglioramento di alcuni attraversamenti pedonali, la razionalizzazione e sistemazione delle piste ciclabili lungo la costa, etc. che potrebbero migliorare la percorribilità di quest’area;

-nel lungo periodo si potrebbe invece pensare ad interventi strutturali più importanti.