Passeggiata di quartiere alla Zisa per Fa la Cosa Giusta

Quando usciamo comincia quasi a fare buio. Siamo dentro ad un fortino dell’etica, ai Cantieri Culturali alla Zisa. La nostra passeggiata inizia da qui, dove, per un po’ di tempo a “fa la cosa giusta”, sono raccolti stili di vita ed abitudini responsabili. Aspettiamo per un po’ che ci raggiungano persone per camminare con noi, alla fine siamo solo in cinque: Davide Leone, Giuseppe Lo Bocchiaro, Lucia Pierro, Michele Scarpinato ed Enza Sorci. Questo manipolo di coraggiosi aveva un solo scopo esplorare i dintorni dei Cantieri Culturali alla Zisa. Eh già perché i “cantieri” sono effettivamente un’isola all’interno della città, un posto nel quale si va senza pensare che attorno c’è il quartiere Noce, la Zisa, la zona di via degli Emiri e senza curarsi del fatto che queste aree sono vicinissime ma anche separatissime.

Il giro che abbiamo fatto è stato un periplo dell’area dei cantieri uscendo da via Paolo Gili e rientrando da via Polito. È stata una buona occasione per parlare con chi abita il quartiere e per guardare le pratiche urbane che si svolgono attorno alla Zisa.

Innanzitutto un’osservazione: come in quasi tutta Palermo gli spazi per i pedoni sono insufficienti, male arredati e generalmente assediati dalle auto. Questa condizione è riscontrabile in tutte le aree del nostro percorso tranne che su Piazza Principe di Camporeale dove gli spazi per la pedonalità sono mal tenuti ma ci sono. Inoltre anche i nuovi progetti di riqualificazione come il nuovo giardino della Zisa, al di là di incerti esiti formali, non rappresentano occasioni di riconnessione, ma di ostacolo al movimento, perché sono delle isole che separano senza generare dei percorsi che ricuciono.

In relazione a ciò abbiamo chiesto ai cittadini un giudizio sulla mobilità pedonale. Tutti ci hanno risposto che la trovavano buona perché riuscivano ad arrivare nei posti.  La domanda è stata posta ad alcune madri che portavano i loro bimbi alla chiesa della Santissima Trinità, proprio a fianco del castello della Zisa, al custode della chiesa, ad un gruppo di ragazzi che portavano i loro cani al giardino della Zisa e ad un gruppo di anziani che giocava a carte nel cortile di una chiesa. Gli esiti delle interviste e la lontananza del giudizio dato dai cittadini rispetto alle condizioni materiali in cui versano le infrastrutture per i pedoni, mettono in evidenza una condizione di scarsa speranza nel cambiamento e di generale sudditanza rispetto alle politiche urbane che è tipica di una cittadinanza poco abituata a far valere i propri diritti, e anche a vederli. Ciò evidenzia anche quanto lavoro sia necessario per costruire un senso reale di cittadinanza, lavoro che passa anche attraverso il riallacciare un rapporto di fiducia tra istituzioni e cittadini che è uno degli scopi del percorso dell’ETM.

Al giardino della Zisa sorprende la grande quantità di cani e di padroni che si divertono nelle grandi aiuole. Alcuni di loro ci raccontano che prima avevano l’abitudine di far passeggiare i loro amici in via degli Emiri, ma che a causa della scarsa manutenzione sono costretti a portarli al giardino della Zisa. Ciò che colpisce è comunque la mancanza di connessione e l’abbondanza di cancelli chiusi non si può passare dal giardino della Zisa al Castello della Zisa, probabilmente per questioni legate ai biglietti d’ingresso ed al moltiplicarsi di enti gestori.

Di contro l’itinerario stesso scelto per la passeggiata ha messo in evidenza le possibilità offerte alla città dalla generazione di nuovi percorsi connettendo spazi pubblici esistenti. La recente apertura dei Cantieri sulla via Polito va proprio in questo senso ed è un segno tangibile della rivoluzione che deve avvenire a Palermo:

Passare da una città fatta di muri ad una fatta di varchi aperti.

Passare ad una città permeabile, dove ci si muove nei capillari minuti e non nelle grosse arterie.

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