A Palermo non si è ancora realizzato un vero decentramento amministrativo.

A distanza di un mese dal Town meeting sulla riqualificazione della costa abbiamo intervistato Antonio Tomaselli, Presidente della II Circoscrizione, ambito in cui ricade la costa sud, dal Foro Italico ad acqua dei Corsari

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Il Presidente ci ha spiegato come la Seconda Circoscrizione sia un territorio che si caratterizza sia per la posizione marginale in cui si trova che per i diversi disservizi. Per tale ragione l’attività della Cicoscrizione è volta più a rispondere alle diverse situazioni di emergenza che ad una programmazione generale sugli interventi da promuovere. Nonostante ciò diverse sono le attività promosse dalla circoscrizione: dagli eventi sportivi e culturali, alla costituzione di una rete tra i soggetti che lavorano a vario titolo sul territorio (associazioni, scuole, parrocchie, etc), alla realizzazione di un giornale bimestrale su ciò che avviene in circoscrizione.

Rispetto al tema del decentramento Tomaselli sottolinea come al momento attuale le circoscrizioni non siano in grado di svolgere tutte le competenze assegnategli dal regolamento. Questo a causa della mancanza di personale adeguato (dal dirigente al personale decentrato) e dell’assenza di voci di bilancio da spendere. Dal suo punto di vista sono questi i vincoli principali che nel tempo (Tomaselli è diventato consigliere di circoscrizione già dal 1997) hanno impedito il realizzarsi di un effettivo decentramento amministrativo.

Rispetto al futuro il Presidente auspica non la cessione di maggiori poteri ai consigli di circoscrizione ma la possibilità per questi di esercitare effettivamente le competenze già attribuitegli dal regolamento. Per fare ciò risulta necessario avere dei capitoli di bilancio da spendere per ognuno dei settori di competenza (sociale, culturale, etc.). La capacità di programmare la spesa di queste risorse darebbe così attuazione non solo al decentramento amministrativo ma anche a quello politico per il quale sono istitiuiti i consigli di circocsrizione.

Abbiamo fatto parlare il mare di Palermo

Sabato 25 gennaio 2014, presso gli ex magazzini Tirrenia di via Cristoforo Colombo, si svolgerà il town meeting sulla riqualificazione della costa, in cui 100 palermitani discuteranno sulle politiche da attuare nel (prossimo) futuro per questa città. Qui sotto trovate un riassunto sintetico delle passeggiate, delle interviste, degli incontri pubblici che abbiamo condotto per prepararci al meglio all’evento.

Chi si occupa della costa sud di Palermo?

Immagine 4Focus group sulla costa sud ( Romagno, Bandita ed Acqua dei Corsari)

All’incontro svoltosi presso il Kalaja Tennis Club hanno partecipato il Comitato per il recupero della costa sud, la Pro Loco di Acqua dei Corsari, residenti e cittadini interessati a questo tratto di costa.

I partecipanti hanno da subito messo in evidenza lo stato di grave degrado che caratterizza questo territorio. I problemi che lo interessano riguardano soprattutto il litorale rovinato dallo scarico di detriti e materiali di risulta, l’inquinamento del mare, gli accampamenti abusivi, la raccolta dei rifiuti, la viabilità congestionata e l’assenza di servizi per i residenti. Ma andiamo per ordine.

Per quanto riguarda il problema dei detriti questi hanno cominciato ad essere scaricati a mare a partire dalla seconda guerra mondiale quando si presentò la necessità di rimuovere le macerie prodotte dai bombardamenti. Questa pratica ha stravolto completamente la morfologia della costa sud.

La linea di costa è infatti avanzata di diversi metri e il suo suolo è diventato estremamente pericoloso vista la diversità di agenti inquinanti contenuti nei materiali depositati. Questo fenomeno, insieme allo scarico a mare delle acque reflue provenienti dagli scarichi varie aree della città, hanno determinato l’alto tasso d’inquinamento del mare di questo tratto di costa, al momento interdetto alla balneazione. L’unico depuratore esistente riceve gli scarichi di gran parte della città ma vista la scarsa manutenzione e le dimensioni ridotte non riesce a funzionare come dovrebbe provocando non solo inquinamento ma anche cattivo odore in tutta l’area.

Tale situazione risulta ancora più grave se messa a confronto con il generale benessere di cui godeva quest’area ai primi del ‘900 quando gli stabilimenti balneari che vi si trovavano venivano chiamati “Bagno della salute” proprio per la salubrità delle sue acque.

L’abbandono da parte delle istituzioni di questo tratto di costa ha poi fatto sì che nascessero lungo la costa sud diversi accampamenti nomadi e abusivi che ne hanno accresciuto lo stato di degrado.

A ciò si aggiunge la totale assenza di servizi soprattutto per le fasce di popolazione più deboli come gli anziani e i giovani. I pochi luoghi di aggregazione ad essi dedicati, il centro per anziani recentemente recuperato e il tennis club per i ragazzi, costituiscono sicuramente delle realtà molto positive per il territorio ma assolutamente insufficienti a soddisfare la domanda esistente.

Le problematiche messe in evidenza sono quelle su cui sia il Comitato per il Recupero della Costa che l’Associazione Proloco di Acqua dei Corsari si mobilitano da tempo senza avere però ottenuti risultati significativi. Più volte tali associazioni si sono mobilitate per chiedere maggiore pulizia, un maggiore controllo delle funzionalità del depuratore, la bonifica di alcuni tratti costa come il “mammellone” di Acqua dei Corsari, e la predisposizione di maggiori spazi di aggregazioni.

Di certo le risorse per potere migliorare la qualità della vita lungo questo tratto di costa non mancano e potrebbero essere valorizzate senza eccessivi investimenti. Il parco situato sul mammellone di Acqua dei Corsari con l’anfiteatro che vi si trova all’interno potrebbe facilmente diventare uno spazio per svolgere attività d’intrattenimento rivolte ai ragazzi. Basterebbe creare dei percorsi sicuri all’interno, da percorrere a piedi o in bicicletta.

Nonostante le diverse difficoltà i partecipanti all’incontro rimangono fiduciosi rispetto alle possibilità di un riscatto di quest’area della città. Propongono un metodo d’intervento in cui l’amministrazione con l’aiuto dei cittadini possa procedere a piccoli passi, individuando di volta in volta gli interventi da realizzare anche con finanziamenti ridotti.

Quanto è grave l’inquinamento del mare a Palermo?

RIDIM bandita PRIMAIntervista a Silvano Riggio – professore ordinario di Ecologia presso la Facoltà di Biologia dell’Università degli Studi di Palermo

R: Rispetto allo stato di salute della costa di Palermo quali sono i temi significativi da affrontare per il recupero del litorale?

I: Dunque i temi ricorrenti sono innanzi tutto il degrado della costa in generale ed il degrado è sia paesaggistico che relativo alla qualità delle acque.

Poi c’è, come conseguenza, anche l’agonia della piccola pesca che è un’attività che fu molto redditizia nel passato e che potrebbe essere redditizia anche per il presente. Inoltre c’è la possibilità di usare la costa e di sfruttarne il suo grande capitale potenziale che invece, non solo non viene utilizzato, ma, è nel più indegno degrado. Praticamente l’unica costa utilizzata, a fini speculativi, è quella di Mondello, la spiaggia di Mondello e basta. Tutto il resto è stato abbandonato o alla speculazione edilizia oppure al degrado puro e semplice. La costa trattata come immondizia, come deposito di immondizia. Ora, una situazione così assurda, perché una città che ha la fortuna di avere l’accesso sul mare lo utilizza o a fini commerciali o a fini industriali o a fini soprattutto turistici e per la qualità della vita. La nostra città non l’ha utilizzato per niente, l’ha utilizzato soltanto come scarico di immondizia; che in realtà è scarico dei rifiuti urbani e soprattutto di quelle scorie che derivano dalla costruzione dei palazzi, cioè dall’edilizia. Tra gli anni ’70 e ’80 la costa fu distrutta perché servì come luogo di deposito del materiale di risulta (pietre, terreno, rocce e immondizie) e rifiuti solidi della città in crescita. Normalmente, lei sa benissimo, che quando si fa un palazzo si scavano le fondamenta e si cava una enorme quantità di materiale; questo materiale viene portato in una discarica. Queste discariche dovrebbero essere regolamentate e sono più o meno luoghi che poi vengono risanati. A Palermo tutto questo non si fece. Si prese tutta la materia ed i materiali che si cavavano dallo scavo della città; una quantità immensa. Una quantità di materiale incalcolabile che è finito su un tratto di costa della lunghezza di una decina di chilometri.

R: Che corrisponde alla costa sud?

I: Si, la chiamano sud , io direi costa est, di levante. E poi in parte è stato buttato sulla costa fra l’Addaura e Vergine Maria. All’Addaura, se ci va, spiccano le ville ed i villini e, si vede ancora il materiale cavato per la costruzione dei villini dell’Addaura che è stato praticamente buttato a mare. Poi c’è n’è ancora oltre Acapulco fino a Vergine Maria, dove c’è una grande discarica che si vede oggi come promontorio. Questa discarica di Vergine Maria fu poi interrotta, fu chiusa all’inizio degli anni ottanta. In sostanza tutto questo procedette fino agli anni novanta quando poi con l’amministrazione di Orlando si dovette mettere fine. Fu soprattutto anche per l’intervento dell’Unione Europea che impediva questo uso assolutamente selvaggio della costa. I problemi che nascono da tutto questo in sostanza sono stati questi: speculazione edilizia, scarichi a mare e discariche. Cioè tutto quello ci poteva fare male e che poteva fare male alla nostra costa è stato fatto. Ora, gli scarichi a mare sono stati centinaia. In sostanza tutte le fogne sono state scaricate in mare. Sia le fogne cittadine che quelle delle borgate nonché quelle dei privati. Tutte le case che venivano fatte a ridosso della spiaggia (anche all’Arenella) scaricavano direttamente a mare. La situazione peggiore si verificava in prossimità di alcuni scarichi maggiori quali: quello del molo sud, cioè alla Cala, che convoglia le acque dello storico fiume del Papireto. Cioé, il Papireto trasformato in fogna cittadina perché prima lo si è chiuso entro canali artificiali, e lì, a questi canali, si attaccano tutti gli scarichi del centro storico della città. Poi ci si attaccano parte delle discariche provenienti da Monreale, di cui la restante parte scaricava attraverso il canale nell’Oreto. Quindi l’Oreto diventa pure lo scarico di Monreale. Monreale ha diversi scarichi uno finiva nell’Oreto ed uno nel canale del Papireto. Tutti e due finiscono, praticamente, il vecchio Papireto sfocia nel grande scarico fognario del molo sud.

R: Pensando a queste situazioni in termini propositivi cosa andrebbe fatto?

I: Un piano fognario giusto per una città “per bene”. Comunque ora, fino ad un certo punto, si è intervenuto. La parte dei centoquaranta scarichi che c’erano nella Cala è stata intercettata e deviata ad un impianto di trattamento parziale che c’è al Foro Italico, dove c’era il palmeto che è stato distrutto dal punteruolo rosso. Poi, da questo impianto dovrebbe partire una conduttura, che non so se hanno già realizzato, e che porterà tutto questo materiale all’impianto di trattamento che c’è ad Acqua dei Corsari; dove dovrebbe subire un secondo trattamento per essere da lì gettato in mare.

R: Attualmente lo stato di inquinamento del mare di Palermo qual è?

I: A questo punto bisogna dirlo, il mare di Palermo è stato ridotto ad una fogna. Vorrei dire questo: cambiare registro. E’ vero che è stato ridotto una fogna immonda però gli effetti sono stati meno drastici di quello che io stesso avevo immaginato. Da quando mi occupavo, da giovane studente, di tali questioni, ho poi visto che tutto sommato le cose sono “meno peggio” di quanto io immaginassi. Facendo il confronto con altri luoghi, il mare della Sicilia meridionale ed il golfo di Castellammare, uno dei posti dove ho studiato maggiormente. Mi accorsi che il golfo di Castellammare era molto più degradato del golfo di Palermo nonostante la bassa densità. Devo dire che il golfo di Palermo ha delle capacità di ripresa veramente meravigliose e queste capacità di ripresa significano che dal golfo abbandonato, quando si eliminano i peggiori scarichi fognari e le discariche, si vedono ritornare le acque ad uno stato di purezza che era insospettabile. Le acque di Palermo diventano addirittura fra le migliori d’Italia; migliori di quelle che si trovano a Livorno, a Napoli, a Genova, nella famosa Versilia etc. Possono competere con le acque della Calabria ed in parte della Sardegna. Dico in parte poiché tutta la Sardegna è perfetta come si dice. Sicuramente acque migliori di quelle della Puglia e di tutto l’Adriatico in ogni caso, molto migliori di quelle della Sicilia meridionale. E questo, grazie al fatto che i substrati del mare palermitano sono substrati di calcare cioè rocce di carbonato di calcio. I nostri substrati, le rocce del territorio palermitano contengono pochissima argilla. L’argilla, in poche parole, è quel materiale che impregnandosi di acqua diviene quello che noi chiamiamo fango. Il fango è argilla e materiali organici saturi di acqua. Questi fanghi hanno la caratteristica di essere composti da materiale finissimo che si disperde uniformemente nell’acqua formando una specie di poltiglia e tale poltiglia dura nel tempo poiché questo materiale finissimo non si deposita velocemente. Per depositarsi, essendo carico ed elettrostatico, necessita del tempo di saturazione delle cariche elettriche, le cariche elettriche devono essere neutralizzate. Queste particelle di un milionesimo di millimetro devono reagire con particelle cariche di segno opposto, allora diventano pesanti e cadono. Allora le acque si purificano perché tutto va a finire a fondo. Questa quantità di argilla a Palermo non c’è. Perché i nostri substrati sono composti da carbonato di calcio che invece si frantuma dando origine a delle sabbie grossolane. Questi depositi di sabbia, di calcare, quando vengono smossi dalle tempeste ritornano subito sott’acqua e ricoprono il fondo di sabbia. Il mare ritorna immediatamente limpido. Questa è una caratteristica di Palermo che è ancora più accentuata a Mondello che è una spiaggia tropicale, fatta non di materiale portato dall’interno, ma da materiali che sono scheletri di animali marini e di alghe calcaree che si frantumano per effetto delle onde. Che nascono o vengono prodotte dal Posidonismo che è tutta una fauna ed una vegetazione che si trova sulla posidonia: una pianta meravigliosa che garantisce la salubrità del nostro fondale e delle nostre acque.

R: Qual è il livello di balneabilità del mare lungo la costa di Palermo in questo momento?

I: Togliendo gli scarichi rimanenti la situazione si sistemerebbe moto rapidamente. Se si eliminano gli scarichi residui l’acqua ritorna buona, limpida. Cioè ritorna balneabile. Quindi si potrebbe aprire tutta questa costa che è fatta da almeno otto o dieci chilometri di spiagge alla balneazione, allo sport, al turismo. Si potrebbero fare tante cose ma la premessa è risolvere quei problemi; invece di tenere questo stato di degrado assoluto che impedisce l’utilizzazione, la frequentazione della costa. Il degrado è dato anche da una situazione di abusivismo incredibile. Con l’abusivismo sono cavoli perché bisognava arrivarci prima. Ogni casa abusiva che si faceva doveva essere abbattuta, subito. Adesso quello che secondo me si può fare è soltanto una cosa. Scavare, fare una specie di trincea, tra la cortina di abusivismo e la spiaggia nuova che si è venuta a creare. Fare una strada di penetrazione, isolare tutti gli abusivi, mi spiace per loro. Questo si potrebbe fare abbastanza facilmente con cortine di alberi, con la vegetazione, un muro di vegetazione, con tutta una serie di ingressi che si devono aprire, anche e soprattutto abbattendo le costruzioni abusive ogni trecento metri. Se si aprono questi corridoi di penetrazione e si fa una strada, possibilmente non asfaltata, i cittadini potrebbero arrivare a vedere quanto meno il mare.