Archeologia di una costa che non c’è più

Questo è il primo di quattro articoli con i quali proveremo a richiamare con grande sintesi i passaggi storici fondamentali della trasformazione della costa palermitana.

La puntata di oggi è quella che ci fa compiere necessariamente il passo indietro più ampio e ricostruisce una sorta di quadro iniziale di riferimento per comprendere le trasformazioni successive.

REDIM reti1. La città che non fa il bagno a mare, le borgate e i pescatori

Nel settecento la città di Palermo è ancora tutta idealmente contenuta entro il perimetro delle sue mura seicentesche. Il territorio agricolo attorno è fortemente coltivato e nelle contrade di campagna la nobiltà ha dato vita all’insediamento delle grandi ville barocche.

Ma questo non corrispondeva ancora a una espansione urbana e il rapporto con il mare era quasi essenzialmente legato all’espletamento di funzioni produttive.

Verso il mare, sono presenti infatti i magazzini e gli edifici del nuovo Molo (realizzato nel XVI secolo), alcuni complessi religiosi e due borgate di pescatori: una a Sud, al Piano di Sant’Erasmo, l’altra a Nord, nel borgo di Santa Lucia presso il Molo. Grande funzione commerciale ha ancora l’antico porto della Cala.

Tre sono le borgate storiche a nord: Acquasanta, il cui nome è legato alla presenza di una sorgente ritenuta miracolosa, Arenella e Vergine Maria, nate in funzione delle rispettive tonnare, che assieme a quelle di S. Giorgio e di Mondello costituiscono il sistema delle tonnare della costa settentrionale che, fin dal XIV secolo, hanno visto lo stanziamento delle famiglie legate alla lavorazione del tonno.

La via del Molo per tutto il XVIII e XIX è una strada molto trafficata per le attività d’attracco delle imbarcazioni e dei vapori, dello scarico e carico delle merci, per la presenza dei passeggeri.

Sulla costa sud-orientale, la strada costiera (attuale via Messina Marine) costituisce l’unico accesso alla città da oriente via terra, ed è divenuta dalla fine del XVII secolo, particolarmente trafficata, anche in ragione della villeggiatura che molti nobili trascorrono a Bagheria e di numerose ville aristocratiche costruite lungo la strada come la villa di Corradino Romagnolo, la villa del Marchese delle Favare e la villa del principe di Larderia.

RIDIM marina reti PRIMAFino al 1788, in prossimità dell’area del porto di Sant’Erasmo è in funzione una tonnara, fondata nel 1440, detta la “Tonnarazza”. Lungo la strada costiera è presente il gruppo di case e il porticciolo della “Bandita”.

Rispetto al quadro di questa “Palermo 1.0”, nelle puntate successive racconteremo le trasformazioni che hanno costruito quello che oggi è il rapporto complesso e problematico della città per il suo mare.

Per un approfondimento:

Chirco A., Lo Dico D. (2007), In tempo di bagni. Stabilimenti balneari e circoli nautici a Palermo, Kalòs, Palermo

De Seta C., Di Mauro L. (1981), Palermo, Laterza, Bari

Inzerillo S.M. (1984), Urbanistica e società negli ultimi duecento anni a Palermo, Istituto di urbanistica e pianificazione, Palermo

Lima A.I. (1997), Palermo. Struttura e dinamiche, Testo e immagine, Torino

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Passeggiata di quartiere alla Zisa per Fa la Cosa Giusta

Quando usciamo comincia quasi a fare buio. Siamo dentro ad un fortino dell’etica, ai Cantieri Culturali alla Zisa. La nostra passeggiata inizia da qui, dove, per un po’ di tempo a “fa la cosa giusta”, sono raccolti stili di vita ed abitudini responsabili. Aspettiamo per un po’ che ci raggiungano persone per camminare con noi, alla fine siamo solo in cinque: Davide Leone, Giuseppe Lo Bocchiaro, Lucia Pierro, Michele Scarpinato ed Enza Sorci. Questo manipolo di coraggiosi aveva un solo scopo esplorare i dintorni dei Cantieri Culturali alla Zisa. Eh già perché i “cantieri” sono effettivamente un’isola all’interno della città, un posto nel quale si va senza pensare che attorno c’è il quartiere Noce, la Zisa, la zona di via degli Emiri e senza curarsi del fatto che queste aree sono vicinissime ma anche separatissime.

Il giro che abbiamo fatto è stato un periplo dell’area dei cantieri uscendo da via Paolo Gili e rientrando da via Polito. È stata una buona occasione per parlare con chi abita il quartiere e per guardare le pratiche urbane che si svolgono attorno alla Zisa.

Innanzitutto un’osservazione: come in quasi tutta Palermo gli spazi per i pedoni sono insufficienti, male arredati e generalmente assediati dalle auto. Questa condizione è riscontrabile in tutte le aree del nostro percorso tranne che su Piazza Principe di Camporeale dove gli spazi per la pedonalità sono mal tenuti ma ci sono. Inoltre anche i nuovi progetti di riqualificazione come il nuovo giardino della Zisa, al di là di incerti esiti formali, non rappresentano occasioni di riconnessione, ma di ostacolo al movimento, perché sono delle isole che separano senza generare dei percorsi che ricuciono.

In relazione a ciò abbiamo chiesto ai cittadini un giudizio sulla mobilità pedonale. Tutti ci hanno risposto che la trovavano buona perché riuscivano ad arrivare nei posti.  La domanda è stata posta ad alcune madri che portavano i loro bimbi alla chiesa della Santissima Trinità, proprio a fianco del castello della Zisa, al custode della chiesa, ad un gruppo di ragazzi che portavano i loro cani al giardino della Zisa e ad un gruppo di anziani che giocava a carte nel cortile di una chiesa. Gli esiti delle interviste e la lontananza del giudizio dato dai cittadini rispetto alle condizioni materiali in cui versano le infrastrutture per i pedoni, mettono in evidenza una condizione di scarsa speranza nel cambiamento e di generale sudditanza rispetto alle politiche urbane che è tipica di una cittadinanza poco abituata a far valere i propri diritti, e anche a vederli. Ciò evidenzia anche quanto lavoro sia necessario per costruire un senso reale di cittadinanza, lavoro che passa anche attraverso il riallacciare un rapporto di fiducia tra istituzioni e cittadini che è uno degli scopi del percorso dell’ETM.

Al giardino della Zisa sorprende la grande quantità di cani e di padroni che si divertono nelle grandi aiuole. Alcuni di loro ci raccontano che prima avevano l’abitudine di far passeggiare i loro amici in via degli Emiri, ma che a causa della scarsa manutenzione sono costretti a portarli al giardino della Zisa. Ciò che colpisce è comunque la mancanza di connessione e l’abbondanza di cancelli chiusi non si può passare dal giardino della Zisa al Castello della Zisa, probabilmente per questioni legate ai biglietti d’ingresso ed al moltiplicarsi di enti gestori.

Di contro l’itinerario stesso scelto per la passeggiata ha messo in evidenza le possibilità offerte alla città dalla generazione di nuovi percorsi connettendo spazi pubblici esistenti. La recente apertura dei Cantieri sulla via Polito va proprio in questo senso ed è un segno tangibile della rivoluzione che deve avvenire a Palermo:

Passare da una città fatta di muri ad una fatta di varchi aperti.

Passare ad una città permeabile, dove ci si muove nei capillari minuti e non nelle grosse arterie.

Spazi pedonali a Palermo 2: Piazzetta Bagnasco

Continua la nostra rubrica sugli spazi pedonali che già esistono in città. Oggi ci occupiamo di Piazzetta Bagnasco, l’area pedonale che completa il sistema a monte di via Principe di Belmonte. Anche questo è uno spazio arredato e progettato, ma anch’esso con qualche problema.

Subito a monte di via Principe di Belmonte si apre una ulteriore importante area pedonale, quella di Via di Stefano e Piazzetta Bagnasco.

Anche in questo caso si tratta di un’area nel salotto buono della città, che è posta in stretta continuità con via Principe di Belmonte di cui abbiamo già parlato. Il problema principale riguarda anche qui il mancato allineamento delle strisce pedonali, ma lo spazio risente anche di altre criticità.

I dissuasori verso la piazza del Politeama non consentono il passaggio agevole delle bici per non parlare di quello dei disabili, e dire che i dissuasori sono collocati già su un marciapiede e sotto un fornice che si apre sotto i palazzi di Piazzetta Bagnasco, proprio non si capisce perché debbano esserci dei dissuasori dove le auto già non dovrebbero arrivare. La pavimentazione con mattonelle in terracotta di colore rosso è poi avulsa da qualsiasi altro esempio della città e definisce un effetto straniante. L’area potrebbe offrire una alternativa per una connessione ciclabile protetta verso piazza Castelnuovo (Politeama) dall’area del teatro Massimo utilizzando la permeabilità di altre aree come quelle di Piazzale Ungheria e di via Magliocco di cui parleremo prossimamente.

Sia nel caso di Piazzetta Bagnasco che in quello di Via Principe di Belmonte ci si trova di fronte a casi in cui si è provveduto ad un arredo e ad un progetto delle aree pedonali che hanno contribuito anche alla fioritura di importanti realtà commerciali.

Spazi pedonali a Palermo: via Principe di Belmonte

Palermo ha pochi spazi pedonali, alcuni hanno avuto più o meno successo di altri, ma anche i migliori esempi pongono delle domande. In questa rubrica ci occuperemo dei problemi di interfaccia dei vari spazi pedonali della città.

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Iniziamo dall’area pedonale più importante, più ricca e famosa di Palermo: via Principe di Belmonte. L’area pedonale si apre su via Ruggero Settimo tra il Politeama e il Massimo. L’arredo e la pedonalità sono garantiti dalla continuità del marciapiede, la strada ha assunto nel tempo l’aspetto di un salotto urbano. Il Billiemi della pavimentazione continua l’aspetto della città storica e ottocentesca, sulla strada si affacciano importanti bar e caffè che rendono piacevole lo spazio pedonale.

Fin qui siamo di fronte al miglior esempio di area pedonale della città, tuttavia anche qui ci sono delle piccole cose che non notiamo più, ma che non vanno. Le strisce pedonali su via Ruggero Settimo che tra Via Principe di Belmonte e via Di Stefano non sono in asse con le strade e non lo è neanche lo scivolo che è stato rifatto pochi anni fa. Il comportamento che si induce nellepersone è quello di attraversare in asse con le strade delle due aree pedonali e di non passare sopra le strisce. Sono piccole cose che interessano la qualità degli spazi e che vanno curate. Questi errori generano dei comportamenti impropri da parte dei cittadini che non attraversano sulle strisce pedonali, ma preferiscono passare lungo l’asse definito dalle due aree pedonali.

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