Quando il rifiuto può diventare business

idee diverseIntervista all’ingegnere Carlo Picone – LVS

Quando si parla di ambiente la Sicilia non brilla di certo nelle classifiche delle regioni più virtuose nel riciclaggio e nello smaltimento e stoccaggio delle diverse componenti dei nostri rifiuti quotidiani. Eppure da tempo il problema dei rifiuti non è soltanto una materia cara agli ambientalisti bensì anche al mercato e al business. Negli ultimi trent’anni sono infatti sorte in Italia molte società che con i rifiuti sono riusciti a creare posti di lavoro e fonte di guadagno. In Sicilia siamo ancora indietro eppure alcune realtà esistono. È il caso della LVS, società attualmente a Termini Imerese, operante nel mercato dei rifiuti da circa vent’anni e capace di occuparsi della raccolta, trasporto, recupero e smaltimento dei rifiuti prodotti quotidianamente da noi. Attualmente la LVS ha un contratto di appalto con l’Amia per il riciclaggio e il recupero della plastica. Abbiamo incontrato un loro dipendente: l’ingegnere Carlo Picone.

 Ingegnere Picone intanto diamo qualche numero. L’azienda opera da tempo sul territorio e quante persona occupa. Può dirci, oltre ai comuni, qualche realtà imprenditoriale per la quale lavorate?

La LVS nasce circa venti anni fa e in totale impiega, considerando anche il suo indotto, circa 100 dipendenti. Questo numero potrebbe aumentare perché attualmente gli impianti sono sottoutilizzati. I rifiuti che ci arrivano dalla differenziata, infatti, sono di meno rispetto a quelli che potremmo trattare. Tra i nostri clienti, oltre a diversi comuni, abbiamo la Fincantieri, la Selital e, fino a prima della chiusura, anche la Fiat e il suo indotto a Termini.

 È interessante sapere che i vostri impianti potrebbero lavorare di più generando così posti di lavoro in una zona che, proprio per la chiusura della Fiat, si trova in difficoltà. Cosa crede possano fare le diverse amministrazioni comunali, e in particolare quella di Palermo, per incentivare la raccolta differenziata?

 Il ruolo del Comune è importantissimo. È necessario, infatti, operare una massiccia campagna di sensibilizzazione presso la cittadinanza sull’importanza della raccolta differenziata e sui benefici che da essa ne derivano.

Da questo punto di vista sarebbe necessario percorrere due vie:

1) una campagna nelle scuole (in parte già in atto) per informare le nuove generazioni in modo da educare fin da piccolo il cittadino ad aver cura dei propri rifiuti;

2) un inasprimento dei controlli (fino ad oggi sostanzialmente inesistenti) sulla raccolta differenziata. Mi spiego meglio: se il Comune non vigila che i cittadini operino correttamente la differenziazione dei rifiuti difficilmente si raggiungerà qualche risultato. La raccolta porta a porta ha un senso se l’operaio che preleva i rifiuti controlli effettivamente che il processo di smistamento dei rifiuti nei diversi contenitori sia stato operato correttamente. Se non lo è stato devono essere comminate delle sanzioni già previste ma, di fatto, mai applicate.

In molti comuni d’Italia questo è stato fatto ma a Palermo ancora no. Per fare un esempio: a Torino in molti condomini la raccolta viene effettuata all’interno del palazzo stesso. Quando il Comune ritira i rifiuti e scopre che nel cesto della plastica si trovano anche rifiuti organici allora scatta una multa a tutto il condominio. Solo così sarà possibile compiere passi significativi verso una maggiore sensibilizzazione verso la raccolta differenziata. Stesso discorso, paradossalmente più semplice considerando il numero minore di soggetti, dovrebbe essere fatto presso le attività commerciali dai grandi magazzini fino alle attività di ristorazione la cui produzione di rifiuti è, ovviamente, molto più cospicua rispetto a quella di una famiglia

 Un’ultima domanda ingegnere: oltre alle sanzioni e alle campagne di sensibilizzazione esistono altre possibilità per incentivare le famiglie a riciclare?

Certamente. Basterebbe, ad esempio, concedere degli sconti sulla Tares (la tassa sui rifiuti) a chi usa prodotti biodegradabili, detersivi “alla spina” e altre merci maggiormente rispettosi dell’ambiente.

Ringraziamo l’ingegnere Carlo Picone per la collaborazione.

 

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