1950: i palermitani non hanno più bisogno del mare

Questo è il terzo di quattro articoli con i quali proveremo a richiamare con grande sintesi i passaggi storici fondamentali della trasformazione della costa palermitana. (prima parte – seconda parte)

Archeologia di una costa che non c’è più-3° parte

La trasformazione principale della costa palermitana agli inizi del XX secolo è causata dall’ampliamento del porto. Tale importante opera è dettata dai nuovi traffici marittimi che dall’apertura del canale di Suez hanno riportato il Mediterraneo e la Sicilia al centro degli interessi internazionali. Per la città di Palermo si impone quindi un nuovo porto, capace di ospitare le nuove navi sempre più grandi e di rispondere meglio al traffico generato dall’emigrazione verso le americhe.

RIDIM porto 6

Dalla nascita del “nuovo” porto per la costa palermitana, balneare e produttiva, inizia una modificazione inesorabile.

Se è vero che gli eventi della II guerra mondiale hanno costituito la battuta d’arresto dalla grande stagione della balneazione a Palermo è con i primi provvedimenti, successivi allo sbarco alleato e alla fine del conflitto, che vengono posti in essere gli elementi storici che porteranno ad una crisi sempre più incalzante del rapporto tra Palermo e il suo mare, fino ad una drammatica rottura.

I danni della guerra affliggono la città di Palermo che accusa perdite gravissime nel suo patrimonio edilizio e infrastrutturale. Case, palazzi, grandi complessi religiosi, ma anche impianti elettrici, acquedotti e fognature sono distrutti. Ancora prima della ricostruzione è necessario allontanare le macerie. L’amministrazione comunale tramite il suo Ufficio Tecnico ne comincia lo sgombero sistematico, provvedendo purtroppo a realizzare le discariche nella zona a mare antistante il Foro Italico (ottemperando in questo modo ad una previsione del vecchio Piano Giarrusso di fine Ottocento).

Si dà vita in questo modo allo storico interramento del fronte a mare della città, con la cancellazione dell’immagine che dal Settecento costituiva l’identità di una città che dalla strada Colonna si apriva alla passeggiata al mare.

RIDIM foro italico 12 DOPO

Tale scellerato intervento è il primo di una serie di analoghe e nefaste scelte che nel corso dei quaranta anni successivi vedono la realizzazione di almeno tre grandi discariche a mare sulla costa meridionale, i tristemente famosi “mammelloni”, localizzati alla foce dell’Oreto, allo Sperone e ad Acqua dei Corsari.

Superata l’emergenza dei danni bellici, le amministrazioni comunali che si sono succedute danno vita e spazio alla stagione affaristico-mafiosa del sacco edilizio, della cancellazione del paesaggio agricolo storico, della realizzazione di una città della speculazione e della mancanza di servizi.

RIDIM bandita DOPO

I “frutti” di tale periodo sono riversati sulla costa che accoglie suo malgrado i materiali di risulta delle grandi cementificazioni della campagna.

La presenza di questi immani depositi di sfabbricidi e di materiali di varia origine seppellisce il litorale originario, ritrovabile ormai soltanto nelle foto d’epoca, e genera al suo posto l’attuale coltre di fanghi, sabbia e detriti. Analoghe discariche trovano posto sulla costa settentrionale, in una città dove tale uso è tollerato e che solo negli anni ’90 viene proibito.

Per un approfondimento:

Chirco A., Lo Dico D. (2007), In tempo di bagni. Stabilimenti balneari e circoli nautici a Palermo, Kalòs, Palermo

De Seta C., Di Mauro L. (1981), Palermo, Laterza, Bari

Inzerillo S.M. (1984), Urbanistica e società negli ultimi duecento anni a Palermo, Istituto di urbanistica e pianificazione, Palermo

Lima A.I. (1997), Palermo. Struttura e dinamiche, Testo e immagine, Torino

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