Intervista all’avvocato Carlo Pezzino Rao – Comitato per il recupero della costa palermitana

Questa è la prima parte dell’intervista a Carlo Pezzino Rao del Comitato per il recupero della costa Palermitana (domani potrete leggere la seconda parte).

1-Come nasce il Comitato per il recupero della costa: le prime battaglie.OLYMPUS DIGITAL CAMERA

R: Com’è nato e cosa ha fatto all’inizio il Comitato per il Centro Storico?

I: Il comitato è nato nel 1992 quando si doveva approvare il famoso PPE, piano particolareggiato esecutivo, che era il Piano Regolatore che normava il centro storico. L’assessore del tempo non si decideva ad emettere il decreto di approvazione. E allora io mi organizzai con alcuni amici, e sfruttando le mie conoscenze tecniche di avvocato mandai una diffida con riferimento al codice penale, perché c’è un articolo del codice penale che dice che se il pubblico amministratore incaricato del pubblico servizio non fa quello che per legge deve fare, commette il reato di omissione di atti d’ufficio. Noi per questo abbiamo mandato una lettera, a cui non seguì risposta. Così ci presentammo in delegazione da Caselli, nel novembre-dicembre del ’92. E ai primi del ’93, nel maggio, mi pare, finalmente il decreto venne approvato.

Dunque il Comitato nacque per il recupero del centro Storico, che era impossibile senza l’approvazione del PPE. Il centro storico era un po’ come nella favola della bella addormentata, quando lei dormiva, cioè per legge non si poteva toccare nulla, in attesa di questo piano, era tutto bloccato. Le case continuavano a crollare e cadere, ma non si poteva andare a restaurare, a riqualificare perché si aspettava questo famoso piano… Il tema della riqualificazione della costa subentrò dopo.

Nel 1998 abbiamo iniziato un’altra battaglia importante per la città, cioè liberare il Foro italico dalle giostre e dai mercatini. E ci siamo riusciti contro ogni previsione. Con una raccolta di firme infinite, quasi 5000 firme, per rendere fruibile il Foro Italico e renderlo coerente con ciò che prevedeva il piano regolatore, ovvero il PPE che norma quella parte di territorio, che riuscimmo a fare approvare circa 8 anni prima. Sempre sfruttando, però, anche la legge, perché abbiamo dovuto minacciare e diffidare l’autorità portuale. Eravamo ai primi dell’anno, i primi del ‘98, inizio primavera, e abbiamo fatto sapere all’autorità portuale che le davamo tempo sino al 31 Dicembre. Naturalmente noi stessi ci rendevamo conto che questi giostrai, dall’oggi al domani, non si potevano buttare fuori. L’autorità portuale gestiva illeggittimamente questa parte di territorio cittadino senza averne nessuna competenza, perché la competenza è del comune. Se ne era appropriata di fatto e la gestiva per finalità che erano totalmente estranee alle attività di un’autorità portuale. Per legge, l’autorità portuale non può dare in concessione per una parte un demanio marino. Comunque l‘autorità portuale, che sapeva benissimo di essere nel torto marcio, dovette fare buon viso a cattivo gioco e, mi pare, che fu nel novembre del 2000, che l’ultimo giostraio andò via. Ma la battaglia vinta, era vinta in quel momento a metà. C’erano ancora i mercatini. Il sabato e la domenica là non si poteva passare, era invaso da questi mercatini che intralciavano in modo enorme la circolazione. Era chiusa al traffico, sostanzialmente, perché tutti arrivavano e fermavano la macchine. Sa come riusciì a cacciare via i mercatini? Ebbi una specie di illuminazione, mi dissi: “un momento, ma dove stanno questi mercatini?” Stanno in un luogo storico della città, in un luogo che è di importanza enorme dal punto di vista artistico, monumentale e paesaggistico. Da porta Felice fino a Villa Giulia è tutta una cortina monumentale di elevatissimo valore artistico. La legge sui beni culturali già vigente in quel tempo, impone che, davanti ai monumenti non si può far nulla: non si può far nessun impianto, nessuna attività se non dietro il nullaosta della sovraintendenza.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAAllora andai dalla soprintendenza che scrisse così una lettera al comune. E finalmente si è riqualificato questo luogo anche se non è la riqualificazione, molti non lo sanno, così come la prevede il piano. Perché il piano prevede una cosa molto più bella. L’impianto di un giardino con le caratteristiche di orto botanico delle colture della Conca D’oro, quindi un giardino colto, dove c’erano alberi di un certo tipo. Invece non fu fatto niente in attesa di farlo chissà quando. Dopo che fu liberato dai giostrai e dai mercatini venne fuori questo prato che non era assolutamente, e non è, nelle previsioni del piano. Comunque, quantomeno la zona è diventata nuovamente fruibile alla cittadinanza e anche se mantenuto nel semi-integrato: senza sorveglianza, col prato che è seccato più volte…comunque, lasciamo stare ora questo. Quindi ecco le battaglie del comitato

R: Dunque, di cosa si sta occupando il comitato in questo momento?

I: L’ultima battaglia che è ancora più aspra delle precedenti, è quella di riuscire a riportare il mare a Palermo e la fruibilità della costa. La costa oggi è come una specie di terra di nessuno: c’è l’abusivismo più sfrenato ed esiste una discarica quasi senza soluzione di continuità che va da Sant’Erasmo sino ad Acqua dei Corsari. Neanche si capisce, guardandola dalla strada, che c’è una discarica: c’è qualcosa e poi c’è il mare…

RIDIM s.erasmo DOPOLa fruizione della costa è impedita così come è impedita la fruizione del foro italico che era il confine tra il centro storico e il suo confine naturale che è il mare. Un confine dove dietro c’è una bellezza, non è un confine in cui bisogna nascondere quello che c’è dietro, anzi andrebbe ammirato. Quindi Palermo città di mare senza il mare e senza la costa. Al posto della costa c’è questa muraglia, non ideale, ma materiale, di discarica, di immondizia, di orrore praticamente. Dunque, la battaglia è di ridare fruibilità e visibilità al mare da tutti i punti di vista, così pure al paesaggio. Per fortuna oggi si è capita l’importanza del paesaggio nei luoghi dove si vive, che è fondamentale, perché un paesaggio bello è un ritorno per gli abitanti, un valore aggiunto per chi non ce l’ha. Chi ce l’ha invece, viene gratificato da una bellezza. Purtroppo però, molti, non solo la ignorano ma si sono così assuefatti dalla bruttezza e vedendo l’immondizia dicono: “ vabbè, qua è così”. Come se ci fosse qualcosa di ineluttabile, che non può essere modificato in nessun modo. Mentre non è assolutamente così, e allora qui è la nostra battaglia. Il mare in molte parti è inquinato, perché nella costa scaricano un numero elevato di scarichi fognari abusivi. Il primo di tutti è proprio a Sant’Erasmo. Nel porticciolo, nello specchio d’acqua di Sant’Erasmo c’è una cloaca e lei vede un buco grande, molto grande, dove si scarica melma in continuazione, rendendo, fra l’atro, non fruibile il porto. Infatti, se lei va al porticciolo di Sant’Erasmo non c’è nessuno, c’è una barchetta di qualche disperato che vi si attacca.

(1-continua)

 

 

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