Ogni tratto di costa palermitana racchiude problematiche, limiti e risorse differenti

 INTERVISTA ALLA PROFESSORESSA CARLA QUARTARONE

Giovedì 21 novembre abbiamo intervistato la professoressa Carla Quartarone, docente d’architettura all’università degli studi di Palermo, chiedendole di aiutarci a mettere a fuoco le questioni rilevanti sul tema della riqualificazione della costa.

Sin da subito la professoressa ha messo in evidenza la necessità di riflettere per zone, poiché ogni tratto di costa racchiude problematiche, limiti e risorse differenti e come tale necessita di interventi specifici. In particolare, le aree meno curate sotto questo aspetto risultano essere quelle in cui è racchiuso anche il maggior potenziale, come le borgate isolate più a sud dello Sperone e delle Acqua dei Corsari. Queste costituiscono aree di transizione dal tessuto urbano ad un sistema agricolo-rurale che è ancora vivo e presente. La vicinanza al mare rende inoltre necessaria il loro ripensamento in funzione di una loro riconnessione col sistema marino. Ciò potrebbe avvenire intervenendo non solo sul paesaggio fisico ma anche sulle abitudini e pratiche d’uso degli abitanti, che dovrebbero potere ritrovare l’interesse e il piacere di vivere e riappropriarsi del mare. Per ottenere un simile risultato, occorre innanzitutto progettare nel breve periodo azioni mirate a rendere il lungo mare un giardino continuo, ove collocare aree ludiche e passeggiate con attrezzature adeguate che lo rendano fruibile dalla popolazione. Per quanto riguarda il problema della balneazione sono necessari invece interventi di lungo periodo, in grado di risistemare la rete fognaria ed efficientare il funzionamento dei depuratori.

La fruibilità di della costa sud è ostacolata inoltre dalla presenza di detriti delle demolizioni scaricati a partire dai danni della guerra, che hanno cambiato radicalmente la morfologia del territorio. In quest’area andrebbe dunque ricostruita la spiaggia, anche attraverso delle opere di bonifica volte a ripulire e a liberare la costa da elementi di disturbo quali i parcheggi o le baracche abusive presenti da tempo. Un altro problema riguarda la viabilità. L’eccessivo traffico su via Messina Marine è infatti un ulteriore elemento di ostacolo alla fruizione della costa. Questa andrebbe liberata dal traffico di mezzi pesanti che dovrebbero passare su strade alternative. Secondo Carla Quartarone, una possibile soluzione potrebbe essere l’uso di strade parallele all’arteria in questione. Ridurre il traffico significherebbe ridurre non solo l’inquinamento, ma anche permettere che la duplice anima della lunga strada storica del foro italico, il suo lato di mare e di terra possano dialogare e integrarsi.

In borgate come quella di Mondello, dove tale rapporto tra il mare e i suoi abitanti appare più equilibrato, esistono comunque questioni non risolte che impediscono una sana fruizione pubblica della costa. Un esempio è costituito dalla riserva di Capo Gallo dove la presenza di aziende legate alla portualità ma anche l’imposizione di un pedaggio a privati per accedervi mal si concilia con la vocazione di riserva naturale. La borgata di Mondello, tra tutte sicuramente la più frequentata dai palermitani, risente dell’assenza di un controllo adeguato della circolazione stradale che ne rende difficoltosa l’accessibilità. A ciò va aggiunto anche il problema della gestione del demanio, la cui concessione a soggetti privati non dovrebbe annullare un controllo da parte del pubblico.

Tale problema riguarda non solo Mondello ma tutte le borgate della costa palermitana dove una concessione controllata e regolamentata potrebbe sicuramente agevolare il processo di riqualificazione. A tal proposito la professoressa Quartarone evidenzia come uno dei nodi più duri e difficili da sciogliere sia la capacità di trovare una concertazione e copianificazione tra forze pubblico-comunali ed economico-private che sia in grado di rispettare il beneficio innanzitutto pubblico degli spazi. Secondo lei il Comune di Palermo dovrebbe più spesso ricorrere a bandi di concorso pubblici per le concessioni, caratterizzati da criteri definiti e trasparenti. In un clima di concorrenza, il privato potrebbe fare profitto garantendo al pubblico la possibilità di usufruire di investimenti per la riqualificazione sostenibile della costa.

Un’ulteriore questione di rilievo a proposito della riqualificazione della costa palermitana riguarda la valorizzazione e rifunzionalizzazione dei numerosi porticcioli presenti nelle borgate. Per quanto riguarda quelli dislocati lungo la costa sud, ovvero a Sant’Erasmo, Bandita e Acqua dei Corsari, l’ipotesi più appropriata secondo la professoressa è quella di mantenere la loro vocazione peschereccia. La presenza di numerosi pescatori tutt’ora attivi nell’area e del relativo tessuto commerciale, rende questa opzione largamente praticabile. Al contrario una loro rifunzionalizzazione turistica potrebbe compromette i delicati ecosistemi naturali che caratterizzano questa porzione di territorio, come nel caso della foce dell’Oreto. Una vocazione turistica sarebbe invece auspicabile per il porto dell’Arenella dove la presenza dell’hotel Igea lido e di numerosi club nautici rendono la borgata più adatta a questo tipo di fruizione.

L’intervista con Carla Quartarone si chiude con l’immagine di Romagnolo: un luogo un tempo florido, con acque limpide e spiagge sabbiose, che oggi son lontano ricordo. Un ricordo impossibile da far rivivere nei fatti allo stesso modo, ma di sicuro sostituibile con una nuova realtà, che possa essere adeguata all’oggi, ma fonte di benessere come ieri.

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