Spazi pedonali a Palermo 3: Via Magliocco

Oggi parliamo di un’altra area pedonale stabile ed arredata della città di Palermo: la via Magliocco.

Come nei casi precedenti si tratta di una storia di successo in cui insistono importanti iniziative commerciali. La condivide numerose caratteristiche con via Principe di Belmonte soprattutto riguardo alle caratteristiche dell’arredo ed al prestigio delle strutture commerciali che ospita. Tuttavia l’area ha anche delle sue peculiarità. La prima è che mano a mano che ci si allontana da Via Ruggero Settimo si riscontra una rarefazione dei negozi, cosa che non è avvertibile in via Principe di Belmonte dove si riscontra un elevato dinamismo commerciale da Via Ruggero Settimo fino alla via Roma. Anche su Via Magliocco si riscontrano gli stessi problemi di interfaccia con la via Ruggero Settimo perché anche in questo caso l’attraversamento delle strisce pedonali non è in asse con l’aea pedonale, ma ciò è giustificabile con il fatto che il tratto a valle di Via Ruggero Settimo – via Rosolino Pilo – pur recando la dicitura “area Pedonale” non è mai stato arredato.

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Le questioni irrisolte dell’area riguardano soprattutto i confini, come avviene peraltro molto spesso. Sia l’ingresso da via Pignatelli Aragona che da via Vaglica sono delle vere e proprie barriere che limitano la permeabilità dell’area e la definiscono soltanto come un’“isola” e non come tessuto di connessione. Anche il rapporto con l’area di Piazzale Ungheria è negato da dissuasori e dalla mancanza di una possibilità di attraversamento per mezzi di mobilità dolce. Le  tre aree, i tre salotti della città – piazzetta Bagnasco, via Principe di Belmonte e via Magliocco dimostrano la necessità che hanno gli spazi pedonali di essere occasioni di riconnessione e non monadi o isole in cui proteggersi e difendersi dal traffico e dalla confusione. Il passaggio da un’interpretazione degli spazi pedonali come spazi della privazione della mobilità verso l’opportunità di nuove forme di spostamento è cruciale per arricchire e democraticizzare lo spazio urbano. Perché ogni automobilista è necessariamente anche un pedone, mo non è sempre vero il contrario: non tutti i ciclisti ed i pedoni sono necessariamente degli automobilisti.

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